Immagine
I guru della moda hanno accolto le vostre richieste: pornodive nostrane, e non, sono state finalmente accontentate. 
Tra i "must have" di quest’autunno annoveriamo la pelle e il leopardato e sono convinta che orde di donne in calore canino dai discutibili gusti, penseranno che abbinarli insieme sia il massimo dell’eleganza.
Potrebbe esserci nulla di più kitsch al mondo? 
In realtà si: immaginate se il tutto fosse abbinato a stivali in (simil) pelle bianchi o, peggio, a vertiginosi tacchi con plateau in pvc. Paura!


“Non si ha mai una seconda occasione per fare una prima impressione.”
Immaginate che impressione può fare una conciata così. (Vedi Miss-Islamic in foto)
Siccome anche Rocco Siffredi dice che tre è il numero perfetto, ecco a voi i semplici rimedi.
1) SI alla pelle e SI alla stampa leopardata. SEPARATE o, al massimo, insieme solo in dettagli o accessori.
2) NO al rossetto rosso per condire il tutto, qualunque sia il look che scegliate di indossare cercate di non renderlo maggiormente aggressivo con il trucco. 
Ci lamentiamo del fatto che gli uomini siano diventati “piccole donne indifese e con i peli” e poi ci prensentiamo vestite come Sara Tommasi alla seduta di laurea e diventiamo automaticamente noi le “spaventose macchine da sesso alias uomini senza peli”.
3) NO ai leggings in pelle, sempre che non siate battone scappate da una retata o non abbiate intenzione di candidarvi al partito de “Ho la cellulite e te la faccio vedere”.

I vestiti non sono la tua arma di seduzione e lo abbiamo detto. 
I vestiti non descrivono il tuo status sociale e lo abbiamo detto.
I vestiti non sono il tuo biglietto da visita e lo abbiamo detto.
Il problema è che un pezzo di coscia fa impazzire da generazioni uomini diversamente allupati, la minigonna o la scollatura profonda fanno di te la ragazza da pitstop alla Formula Uno. 
Quindi per non sbagliare è consigliabile non esagerare. 
Meno concedete più sarete amate. Dicono dalla regia che sia questo il gioco della seduzione! 


 
 
Immagine
Ecco il motivo per cui non troverò mai un uomo: le righe e i quadri. E le righe e i quadri insieme.
Questa è l’estate delle fantasie e dei mille colori, del mimetico e del (ormai tramontato) fluo. 
Cerchiamo di non commettere il comunissimo errore che fanno in molti di cospargersi di colla vinilica, chiudere gli occhi e lanciarsi con una fionda nell’armadio, fidarsi della tecnica utilizzata ed uscire di casa. 
La fantasia è una cosa seria, soprattutto quando la si indossa. Ed è più complicato di quanto sembri, abbinarla correttamente.
Regola numero 1: Per evitare l’effetto venditore ambulante in spiaggia, non indossare mai due fantasie diverse nello stesso look. Voi pensate sia scontato, ma vi accorgerete di quanta gente sbaglia l’accostamento nel momento in cui inizierete a farci caso, dopo aver letto questo post. 
Regola numero 2: Il fluo è out. E’ out e mi piange il cuore. Ho comprato mille vestiti prima dell’estate e non ho avuto tempo di metterli perché la tendenza del fluo è durata quanto il figlio di Bossi all’università. 
Quindi direi che pur di abbinarlo tocca inventarsi qualcosa. I pantaloni mimetici sono una buona soluzione, anche se vista e rivista già tra le dive. Provate a reinventarli!
Regola numero 3: Ho menzionato ad inizio post le righe e i quadri. Signori miei, non c’è patchwork peggiore, nemmeno i bambini all’asilo le usano insieme per fare le palline di Natale. Questo è un errore che commettono soprattutto gli uomini. Se il bermuda è già d suo “lavorato” non c’è soluzione migliore che una t-shirt tinta unita. 
Coco Chanel insegna(va): “Prima di uscire di casa, guardati allo specchio e togliti qualcosa”. 
Sintomo che l’eleganza non è nell’abbondanza, ma nella semplicità tanto ricercata e poco praticata. 

Via il trucco, via i troppi gioielli, via le tante stampe. 
Un accessorio, se scelto con cura, anche da solo riesce a farsi ricordare!

 
 
Immagine
Sarà un’impresa ardua ma il mio intento ora è quello di spostare la vostra attenzione dalla “loveline” che stavo conducendo negli ultimi giorni al motivo principale per cui ho iniziato a scrivere questo blog: cosa non bisogna indossare. 
Purtroppo ho avuto un po’ di esperienze di vita particolari che dovevo condividere. Ora che l’ho fatto, sono pronta al “torniamo a noi”, ai miei, ai vostri e ai loro errori. 
Oggi parliamo dell’accessorio-miglior amico della casalinga che è nascosta dentro ognuna di noi: il mollettone o, per intenderci, la pinza per capelli. 
Lo stesso discorso del “dentro casa tutto è concesso ma fuori dal letto nessuna pietà” vale anche per l’outfit da casalinga disperata. Quando uscite di casa, a meno che non dobbiate andare a buttare la spazzatura o a sposare Mastrolindo, lasciate il tanto-comodo-quanto-out accessorio di plastica nel beautycase. 
Hillary Clinton una volta ne ha indossato uno per una conferenza stampa. Lo giuro. Questo dovrebbe farci riflettere sul perché il marito Bill nutrisse tutta questa particolare simpatia per l’amica di tutte le mogli, la cara Monica, che i capelli li portava sempre sciolti. (Chissàperchè!)
Capisco che ci sono giorni in cui noi donne siamo stanche, è faticoso essere gli esemplari più intelligenti al mondo, però di soluzioni e alternative ne abbiamo parecchie. Una delle tante è l’elastico per capelli. Lo so che state pensando! Lo so che dovrebbero fabbricarli con il telecomando con l’allarme perché la probabilità di non perderli è alta quasi quanto quella che un uomo formuli un pensiero sensato, però ho creato un diversivo: comprarne uno solo ed esserne gelose più di quanto non lo siate del vostro ragazzo.

La pinza per capelli è uno degli accessori più intimi mai creato. Dovete creare con lei un rapporto di fiducia, deve diventare complice a tal punto da dirvi: “Oh, stai uscendo. Ricordati di lasciarmi a casa!” 
La decisione peggiore che possiate prendere è quella di comprarne una firmata. 
Il trash dei ricchi è più volgare del trash dei poveri. Soprattutto se s’incarna in due C stampate su un pezzo di plastica.


 
 
Immagine
Secondo il dizionario italiano il verbo rimorchiare significa: “Trascinare un’imbarcazione o un veicolo agganciandolo ad un altro”.
Oggi usiamo questo termine nella sua accezione figurativa per descrivere la situazione della conquista e più precisamente (almeno nel caso in cui lo userò io adesso) della conquista da discoteca.
La cosa peggiore che possa capitare a noi donne è quella di imbatterci nel classico rimorchiatore seriale, quello che con l’unico scopo di portarti a letto ti fa sentire la donna più importante del mondo. Il rimorchiatore seriale però, molto spesso, non fa i conti con il fatto che di donne intelligenti fortunatamente ne è pieno il mondo e quindi, sempre molto spesso, si ritrova con un bel pugno di mosche.
Andiamo ad analizzare due differenti situazioni :
Scena tipo 1:
Tu balli con le tue amiche e lui è lì, sudato, bagnato, con il fondotinta sbavato e la camicia laminata (perché gli uomini non leggono lopensoetelodico?) e si avvicina con passo tutt’altro che felpato. Ti cinge i fianchi e, mentre il suo sudore si fonde con il tuo top di lycra creando l’effetto guaina decathlon, si dimena con la sensualità di Sara Tommasi nel suo ultimo (e si spera unico) capolavoro pornografico.
Tu ti giri, lo “imbruttisci” e te ne vai. Gli sarà bastato? Ovviamente no. Lui attacca la tua amica, di solito quella meno carina, per andare a colpo sicuro e per farti sentire quanto più gelosa possibile.
Dopo aver fallito anche con il secondo tentativo, si convince, si arrende e se ne va con la faccia tutt’altro che insoddisfatta, con la faccia di quello che ti ballava intorno solo per far passare il tempo.
Scena tipo 2:
“Ti posso offrire qualcosa da bere?” Lo stesso che poi magari ti compra la rosa dal Magrebino di turno. Quest’uomo appartiene alla categoria di quello che è in discoteca per sbaglio. Poverino, lui avrebbe preferito portare sua nonna a Calcutta, ma è stato trascinato e costretto dagli amici e, per non fare la figura del sociopatico, ha ceduto.
Il classico uomo che si poggia alla sbarra del privè e guarda le donne passare. Le osserva, le commenta e quando trova quella che ricambia il suo sguardo.. Tac! La punisce.
Finge di essere interessato alla sua mente, e fa discorsi del tipo: “Le vedi queste qui? (indicando statuarie modelle) Cosa avrà da dire una di queste? Ci parli due minuti e poi ti accorgi che sono vuote”. Certo, perché tu in discoteca di vai per le interessanti conferenze sul Bosone di Higgs.

In ogni caso l’animale da discoteca è l’esemplare di uomo da evitare assolutamente. Prima di uscire di casa si guarda allo specchio e si compiace: “Stasera la trovo. Stasera qualcuna me la darà”.
E se per ottenerla, dovrà sudarsela, lo farà. Per un’intera serata vi farà sentire la donna più importante del mondo: attenzioni, complimenti, rose rosse e tanto amore. La dimostrazione arriverà il giorno dopo, quando voi sarete tornate a casa sole e il vostro telefono non squillerà. 

Voi non disperate, nel peggiore dei casi ci avrete sempre guadagnano un paio di drink!    

 
 
Immagine
Le donne. L’età. E l’elisir di eterna giovinezza.
Quale esempio migliore se non quello della mamma di Stifler per parlare di quella categoria di donne che vivono nelle fantasie sessuali degli uomini di tutto il cosmo: le Milf.
Il nome che viene attribuito alle donne oggetto del desiderio maschile è un acronimo che non vi spiegherò, google farà la sua parte se non ne siete a conoscenza.
E’ vero che vita non finisce a quarant’anni e che al massimo inizia dopo la crisi di mezza età, ma sfido chiunque di voi ad essere fiero di avere una madre che va in giro conciata come se fosse uscita da un film di Riccardo Schicchi. 
Proprio due giorni fa mi sono imbattuta in una divertente situazione alla cassa di una famosa catena di negozi di cui non posso fare il nome (Zara): madre e figlia litigavano per l’ultimo paio di jeans. Bello l’amore che non soffre il confronto generazionale e bello anche il fatto che tua madre abbia la tua stessa taglia in modo da poterle rubare i vestiti quando è fuori, ma meno bella diventa la scena se litigando in un negozio la stessa donna che ti ha messa al mondo ti tira una cinquina per un paio di pantaloni. La signora, avendo il potere d’acquisto, si reca alla cassa per pagare e si sporge in avanti poggiando le braccia sul bancone...eccolo di fronte a lei: l’adone di colore, il cassiere/commesso/uomo dei miei sogni e la milf non vuole lasciarselo scappare. E, all’improvviso, eccolo ancora: non un altro adone, bensì un perizoma dalle dimensioni di un filo interdentale spuntare da jeans così stretti che non lasciavano spazio all’immaginazione.
La fine della storia non è rilevante, la parte centrale basta ad analizzare quanto siamo diventati patetici in questo mondo. Una donna che per attirare l’attenzione deve mostrare le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi il filo interdentale nel sedere è una scena davvero pietosa, soprattutto a cinquant’anni. 
La lunghezza della gonna dovrebbe aumentare con l’aumentare dell’età, anche se hai delle gambe da far invidia a “The body” devi coprirti se hai superato gli anta.
Ho visto donne indossare un burqa ed essere comunque incredibilmente belle e sensuali. 
Insegnate ai vostri mariti cinquantenni come soddisfarvi, per i ragazzini di vent’anni rimarrete comunque un incantevole sogno erotico.


 
 
Immagine
So che la mia può sembrare una presa di posizione nei confronti del sesso maschile e forse la mia indole femminista va a conferma della teoria, ma presa dalle ricerche sul loro abbigliamento condotte negli ultimi giorni, mi sono soffermata a pensare agli uomini più di quanto in realtà già non faccia.
Oggi il mio giudizio (per niente cinico) è rivolto agli uomini e l’amore.
Samantha Jones, la più spudorata protagonista delle serie tv Sex and The City in una storica puntata esordisce dicendo: “Gli uomini tradiscono per lo stesso motivo per cui i cani si leccano le palle: perché ci riescono.”
Quindi, ci riescono perché le donne single e spensierate sono facilmente abbordabili o perché loro sono dei lupi senza pelo?
Il problema sta nel modo in cui lo fanno e nell’estremo abuso di bugie che usano per coprire il misfatto.
Tipologia 1.
L’innovatore: “Amore, perché hai un profilattico nel portafogli se io e te non usiamo precauzioni?”
“Piccola, era per farti provare un’emozione nuova. Ti lamenti sempre perché non ti sorprendo.”
Beh, complimenti per la fantasia. Hai mai pensato ad un colloquio con l’Albero Azzurro?
Tipologia 2.
Lo spietato: “Ti ho visto con i miei occhi, eri con quella stronza.”
“Amore, in realtà mio padre ieri mi ha confessato di aver messo incinta una cubana, vent’anni fa. Ho un fratello gemello. Volevo dirtelo ma lui è timido, però un giorno lo conoscerai”.
E qui ci vorrebbe un Oscar per la demenza alla donna che ci casca. Eppure succede.
Tipologia 3.
Il nonplusultra - il caso clinico : “Io amo la mia ragazza, senza di lei non potrei vivere. Mi completa, mi rende felice, credo proprio che sia la donna della mia vita”.
E questo lo hai deciso prima o dopo esserti slacciato i pantaloni a casa della tua amante?

Diciamoci la verità, gli uomini tradiscono. E non per indole, ma per scelta.
Lo decidono già all’inizio della relazione, nel momento della cernita, fanno questa riflessione: “Santa Maria Goretti nella vita e Santa Ilona Staller a letto”.
Quindi mie care donne, smettetela di fare le pudiche e sfinite i vostri uomini.
E’ meglio uscire dalla porta di casa senza pesi sul capo, piuttosto che entrare in chiesa senza pesi sulla coscienza.


 
 
Immagine
Questo finesettimana mi è servito per fare un po’ di ricerca di mercato.
Ho frequentato un po’ di posti in voga delle attuali serate romane. Serate in cui molto spesso si fa selezione all’ingresso. Dopo ciò che ho visto ho deciso cosa farò da grande: la “selezionatrice” alla porta. Per porte non intendo quelle d’ingresso delle discoteche, bensì le porte d’uscita delle abitazioni. E’ un lavoro nuovo. E lo scopo è quello di evitare che uomini in possesso di questo tipo di camicia escano di casa. 
Il raso, il lucido, il laminato e le righe, soprattutto se vanno a formare il tessuto della camicia, sono tutt’altro che sinonimo di eleganza.
L’era del “saturday night fever” è finita con John Travolta negli anni ’80. 
Quindi lasciate a casa l’ottavo peccato capitale: le costine, il blu elettrico (e nei peggiori casi addirittura il viola funerale), la giacca sagomata e la cravatta bianca, quelle con il nodo talmente largo che da solo basterebbe a legare una nave al porto. 
Le luci delle discoteche sono psichedeliche e, a contatto con questo tipo di camicia, diventano dei radar incandescenti capaci di individuare tra la folla il peccatore e far si che si vergogni per il coraggio mostrato, si spogli e vada a casa nudo. 
Uomini, se il vostro intento è quello di attirare gli sguardi femminili, ci riuscite eccome. 
Ma lo sguardo di una donna come me si posa su di voi solo per farsi un conto di quanti soldi ci vogliano per rimettervi a nuovo.
In basso, nella sezione commenti potete lasciare la vostra e-mail. Verrete contattati da me che personalmente passerò nelle vostre case per ritirare le camicie in questione e farci un bel falò nella giornata mondiale contro lo spreco di soldi. 
Non andate a fare shopping con le vostre nonne o le vostre fidanzate di paese (quelle sante e bigotte che hanno visto solo la tunica del prete e non saprebbero consigliarvi di meglio che il panna a costine rosse), ma aprite una rivista di moda, andate alla sezione MUST HAVE e copiate chiunque sia sulla prima pagina. Oppure chiamate me, sempre disponibile ad aiutare la comunità a disintossicarsi dalla droga del “Peggio non avrei potuto”.

 
 
Immagine
A meno che non siate accanite sostenitrici del partito politico di Antonio Albanese, l'ecclesiastico "Partito du pilu", vi pregherei di contattare la vostra estetista di fiducia prima dell'esposizione ai raggi ultravioletti.
Si assiste con frequenza ricorrente a scene del tipo: siamo in metropolitana e la signora accanto a voi alza l'ascella e vi stermina. Notate il maleodorante nido di rondine e non potete fare altro che chiudere gli occhi e sperare che stia andando proprio in direzione della sua sconosciuta amica ceretta. Signori miei, tutto è concesso.(in metropolitana)
Al mare no. Tu lo sai che stai andando al mare, non ti ci trovi per caso. Hai avuto il tempo di:
1- organizzarti per raggiungere la spiaggia.
2- leggere il mio consiglio di stile sul non indossare i tacchi,fregartene altamente e indossarli ugualmente.
3- mettere il costume.
4- raggiungere la spiaggia.
Non puoi, una volta steso il telo sulla sabbia, mostrare le chiappe chiare contornate da nidi di uccelli figli della foresta Amazzonica. 
Come insegno spesso, c'è un tipo di abbigliamento per ogni tipo di situazione. I peli pubici non fanno parte del look da mare, oltre ad essere antiestetici e pericolosi (in quanto favoriscono gli attacchi delle meduse) descrivono anche lo status sociale della persona che li "indossa".
Risparmiate sul lettino, ma almeno al mare "rasate il pratino".


 
 
Immagine
Negli anni l'arte del rimorchio ha subito una netta evoluzione. Se pensate che il cambiamento sia arrivato (almeno in Italia) nel 2008, con l'avvento di Facebook, vi sbagliate di grosso. La svolta si è avuta nella moda "pret a porter" di questa primavera/estate con il trend della 
t-shirt con scritta.
Tutti abbiamo commesso i nostri errori di stile e, ahimè, anch’io ho ceduto al fascino della maglietta lancia-messaggi. Finché si tratta della frase di una canzone, di una battuta divertente, di una stampa, passi. Purché sia almeno uno slogan originale. Quello che sto per commentare è un altro tipo di messaggio, quello del "Sono disponibile e me lo scrivo addosso". L'esempio palese ci viene fornito dalla scritta "Senza T-shirt sono ancora meglio".
Orde di ragazzine minorenni (e non) che per autocelebrare la loro libertà sessuale
(con lo scopo di attirare gli sguardi dell’animale maschio in calore) si sbattono sul ventre scritte dal significato ambiguo, molto spesso in lingue a loro sconosciute.
Regola n.1: scegliete una frase in italiano, se non conoscete altra lingua, almeno per avere la certezza di non andare in giro con cose del tipo “Per dieci euro sono tua”.
Regola n.2: evitate “Cerco un ragazzo di razza, perché un bastardo l’ho già avuto”. Non siamo da Maria De Filippi e nessuno piangerà per voi.
Regola n.3: credere che un uomo legga ciò che ci scriviamo addosso è come credere che noti il taglio di capelli per il quale abbiamo speso 40 euro e 10 ore dal parrucchiere.


Il modo migliore per far capire qualcosa alla razza animale maschile è dirgliela, se sperate che si accorga di voi perché avete scritto in petto “Mi vendo”, vi sbagliate alla grande.
Quindi se siete interessate a rimorchiare, fatelo alla vecchia ed economica maniera...giocate di testa.


 
 
Immagine
Partiamo dal presupposto che il tacco a spillo prima delle 7 di sera - a meno che tu non sia Anna dello Russo, la presidentessa del cosmo, una modella in passerella o invitata al matrimonio del secolo - non puoi indossarlo.
Capita spesso di assistere a scene imbarazzanti di camaleontiche ragazzine che, con la leggiadria dell'Orso Yoghi, camminano a quindici centimetri da terra. 
Ma per andare dove, poi? Capisco che essere basse possa essere fonte di dolore, ma guardare una ragazza traballante sui tacchi è fonte di disgusto. L'effetto che speravate di ottenere, l'eleganza e la sensualità che erano racchiuse nella decisione di indossare quel tipo di scarpa si trasformano in un: "Ma che te li metti a fare se non li sai portare?".

Regola numero 1: Per il tacco ci vuole l'età. A quindici anni dovreste andare ancora al mare con la mutandina di Arale, senza pezzo di sopra.
Regola numero 2: Per il tacco ci vuole la destinazione. Indossare quei mausolei dolorosi per andare a fare la spesa all'Esselunga, cadere tra gli scaffali, rialzarsi pensando che nessuno vi abbia scoperte e rendervi conto nel momento immediatamente successivo delle telecamere, non è il massimo dell'eleganza.
Regola numero 3: Per il tacco ci vuole l'abbigliamento adatto.
Il tacco è come un seno prosperoso, è facilissimo renderlo l'accessorio più volgare da indossare. Quindi, NO al tacco con minigonne inguinali se sopra non siete abbastanza coperte. 
NO al tacco con tette mastodontiche al vento, se sotto non portate una lunghezza decente.


"L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare".
Scommetto che Armani con questa frase non si riferisse per niente alle CADUTE di stile.


 

    Lady A. 

    Lady A. è un fumetto di 23 anni. Capelli fucsia,occhialoni scuri e abiti dai colori accesi.
    E’ la trasposizione di una studentessa di economia annoiata che scrive consigli di stile perché riesce a “leggere” la moda anche nell’intersezione degli assi cartesiani.

    Archives

    Settembre 2012
    Luglio 2012
    Giugno 2012

    Categories

    All